Lettera della domenica delle Palme

Domenica delle Palme

28 marzo 2021 

Carissime famiglie,

 «mi presento alla soglia delle vostre case…». La Lettera alle famiglie di Papa Francesco si apre con questa forma gentile, come di un amico che si affacci alla porta e aspetti per entrare che gli si dica “avanti!”. Così vorrei anche io essere accolto virtualmente da tutti voi, con il tono di chi non si vuole imporre, ma domanda di essere ascoltato con questa lettera, scritta nel giorno della solennità di san Giuseppe, inizio dell’Anno della Famiglia, indetto dal Papa.

 «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre» è il comando di Dio a san Giuseppe, che di slancio si incammina con Maria e il piccolo Gesù esuli in Egitto per rientrare in Israele due anni dopo. Parole che esprimono affanni e aspirazioni, un vissuto non facile, nelle quali però si staglia il fascino di Giuseppe, a cui ci rivolgiamo con fiducia ed amore in cerca di intercessione.

È così che voglio presentarvi San Giuseppe e la famiglia.

“Uomo giusto e saggio” lo ha definito Papa Francesco nella Patris Corde, la Lettera apostolica con la quale lo scorso 8 dicembre il Pontefice ha indetto l’Anno di San Giuseppe. Un “Padre” amato, accogliente e, benché nell’ombra, un “Padre” dal coraggio creativo. Non una figura silenziosa, ma un uomo che ascolta, un uomo che sa vivere dentro le emergenze del suo tempo, accettando il disegno di Dio sulla vita sua e della famiglia.

San Giuseppe ci insegna ad accogliere le nostre fragilità con profonda tenerezza e ad affrontare con fiducia le situazioni di precarietà che vediamo in noi e attorno a noi, evitando lo scoraggiamento. Ci aiuta a riconoscere nelle pieghe della storia la voce del Signore che viene a rassicurarci e non ci lascia in balia di noi stessi. Di fronte alle difficoltà c’è chi abbandona il campo e chi in qualche modo si ingegna.

Giuseppe si dà da fare, presto e bene. Anche noi in questa pandemia, a scuola e in famiglia, sul lavoro e nelle attività pastorali, abbiamo dovuto ingegnarci in mille modi per raggiungere le persone, operare con loro e per loro o per far sentire la nostra vicinanza.

San Giuseppe è davvero “signore” nella sua casa, non come “padrone” ma nel segno della custodia. La sua attenzione e delicatezza nei confronti di Maria dicono molto anche a noi oggi. Quante donne, infatti, vivono drammi profondi in famiglia, sul lavoro, nella società senza un uomo che le “custodisca”. Anzi!

La stessa attenzione e delicatezza Giuseppe le sperimenta con Gesù: lo cresce, lo educa, lo tiene accanto a sé, lo protegge dai pericoli, imparando pian piano a morire come padre.

L’emergenza Covid ci ha trovati impreparati, Impauriti per il presente e angosciati per il futuro, con la salute in pericolo, il lavoro che traballa e un domani che  si fa fatica ad immaginare. Ma proprio in questo tempo, voi genitori continuate a dimostrare ai figli e ai membri più fragili, per età o condizioni di salute, come reagire alle avversità, anche nell’incertezza, come contenere le angosce e combattere le paure provocate da questo nemico invisibile.

Nei limiti del possibile continuiamo a lavorare e a studiare, scopriamo il piacere di attività comuni, parliamo di più tra noi, scambiandoci parole di speranza e di amore, mantenendo ritmi e rituali che scandivano la nostra vita in famiglia prima della pandemia.

Tra questi vi invito a non dimenticare la buona abitudine di partecipare alla Messa domenicale e alle prossime celebrazioni della Pasqua, nel rispetto delle norme. Se tutti faremo ciò che è dovuto, torneremo presto a vivere all’aperto esprimendo la natura gioiosa e vivace che ci caratterizza.

Voglio offrirvi in dono quest’anno un quadro di Pablo PicassoFamiglia di saltimbanchi.

È un olio su tela del “periodo rosa” del pittore spagnolo. Realizzato nel 1905, oggi si trova alla National Gallery of Art di Washington.

Mi sembra significativo per il tempo che stiamo vivendo.

In un paesaggio indefinito, tra dune deserte e un cielo azzurro velato da nubi chiare, un gruppo di circensi fa una sosta.

Un “papà” in abito d’arlecchino tiene per mano una bimba che, girata di spalle nel suo abito di ballerina, regge con grazia un cesto di fiori. Un “nonno” corpulento in tuta rossa e cappello a punta porta in spalla un sacco. Dietro a loro un adolescente seminudo tiene in bilico un contenitore cilindrico ed un ragazzino vestito di blu guarda la “mamma” seduta a terra, nella sua vaporosa gonna rossa, lo scialle, Il cappello. La brocca accanto spegne ogni arsura.

C’è folla e solitudine in questo quadro. Sono vicini, ma distanti. Si guardano l’un l’altro ma senza sapere cosa agita il loro cuore. La serenità si mescola alla tristezza. O forse è solo stanchezza, se non rassegnazione? Stati d’animo e realtà di vita che stiamo sperimentando di persona, giorno dopo giorno, da un anno ormai.

I saltimbanchi ci richiamano alla mente la gioia di vivere, la festa, l’allegria, la capacità di “andare oltre”: far roteare le cose o camminare su una corda, tenersi in bilico l’uno sull’altro e strappare un sorriso, anche se dolore e tristezza attanagliano il cuore.

È quanto ci viene chiesto oggi ed è quanto mi permetto di chiedere per tutti noi.

Come i saltimbanchi non perdete l’umore e l’amore necessari per custodire un clima sereno, in casa e fuori, rendendo lieve questo nostro tempo.

Stiamo entrando nella Settimana Santa e con Gesù ci incammineremo anche noi verso Gerusalemme, ma non vogliamo che si ripeta quello che accadde allora, quando il grido esultante dell’“osanna!” si trasformò presto in un lugubre “crucifige!”.

Rivivremo ogni momento, anche se in modalità diverse per tutelare la salute di tutti.

Ricorderemo ogni parola, perché il nostro diventi un linguaggio d’amore senza riserve.

Ripeteremo ogni gesto, in chiesa e in famiglia, a cominciare proprio dai rami d’ulivo che    oggi porteremo a casa, non come gesto superficiale, ma come augurio di pace, benessere e salute.

Siano espressione autentica di fede che ci fa riconoscere Gesù come nostro Salvatore.

Un abbraccio cordiale e fraterno dal vostro parroco.